Sfogo sulla Nazionale più falsa ed arida di sempre

cesare-prandelli-italiaDue premesse d’obbligo. In primis: scusate la lunghezza. In secundis: visto che qui se ne dibatte tanto. Chi scrive, se oggi lo sta facendo a proposito di calcio, lo sta facendo perchè è uno dei milioni e milioni di figli di Enzo Bearzot e dei mondiali in Argentina e, soprattutto, Spagna. Ero bambino quando il mio primo idolo sportivo si chiamava Gilles e faceva venire la febbre Villeneuve a tutti. L’8 Maggio del 1982 è il giorno in cui muore tragicamente a Zolder. Dì li a poco, due eventi che mi fecero sbocciare sempre di più l’amore per il pallone mettendo le ferite su quel dramma sportivo. Il ventesimo scudetto della Juve di Trapattoni, con il testa a testa con la Fiorentina, con il rigore a Catanzaro di Liam Brady che sapeva già di non avere un futuro juventino, se non nella storia. E poi il Mundial, un’impresa che calcisticamente non sarà mai raggiungibile da nient’altro (scusate la parzialità del pensiero). Italia-Argentina, Italia-Brasile 3-2 del 5 luglio ovvero la nostra più bella partita di sempre, Italia-Germania, Madrid, Tardelli che urla, Scirea di tacco, Pertini, non ci prendono più, Martellini, troppi ricordi, mi fermo subito che è meglio. Bambino ormai non lo sono più, ma lo sport è qualcosa di talmente irrazionale che è l’unico vero modo per rimanere sempre attaccati all’infanzia. Per quanto mi riguarda il tifo per gli azzurri non è un finto patriottisimo per il paese, quello si onora con cose ben più serie di una partita di pallone ed è il facile nascondiglio per chi dovrebbe onorarla sul serio, la patria. Io tifo per la maglia che mi fa sognare ancora di essere bambino e per chi la indossa. Tifo per la Juve e non per John Elkann. Amo la Ferrari e non Montezemolo. Tengo per l’Olimpia Milano e non Giorgio Armani.

Un tempo, la partita della Nazionale fermava il paese anche se si giocava un’amichevole, perchè non c’era una partita al giorno come da droga attuale e vedere una partita in televisione era un evento. L’Italia-Inghilterra del Secondo Tragico Fantozzi è idealmente una partita di qualificazione, non fase finale. Ora la pausa per la nazionale è vissuta come un’autentica scocciatura. Una sbobba. Un sex appeal degno della signorina Silvani in topless, per l’appunto. Sono uno cresciuto contando l’età in base ai Mondiali visti. Non posso dimenticare le notti magiche, le primi da maggiorenne. Aribasta con l’arteriosclerosi.

Non condivido chi sostiene che bisogna tifare contro. Non condivido, ma capisco e non condanno, perchè chi lo fa ha un milione di motivi che reggono. Sono uno che la Nazionale va a vederla allo stadio quando arriva a giocare dalle proprie parti. C’è sempre un bel clima, ci si può portare i bambini, si può tifare per tutti, i costi sono bassi. Una volta ebbi la fortuna di ammirare Andrea Pirlo a San Siro quando ancora era milanista, ma, con la maglia azzurra ci fece vincere una partita per 2-0 sulla Scozia, con una doppietta su calcio di punizione. Aridaje con i ricordi. Eppure in questo Mondiale mi è successa una cosa che fa parte di quel milione di perchè. Sentivo il mio cuore battere molto meno rispetto ad una partita della Juve in Europa League. Ho detto Europa League, un trofeo secondario che non avrebbe proprio nulla a che fare con la grandezza del Mondiale. All’inconscio non si comanda. Ma un tempo non mi sarebbe mai successo.

Il mio cuore spinge per chi indossa quella maglia, ma non riuscirà mai ad avere pace nei confronti di chi ha ballato sul cadavere e mi ha rovinato un Mondiale vinto accoltellandomi alle spalle mentre volevo festeggiare e godere di una cosa che se mi dovesse andare di culo, avrò tempo di vedere solo un’altra volta nella vita. Non riuscirò mai a perdonare quella gente che però, ogni volta, quando è alla canna del gas, s’inginocchia in maniera pietosa a pretendere di copiare i compiti per salvarsi le terga. Magari dopo l’ennesimo campionato speso in insulti. Un tempo, quando arrivavano i Mondiali, ci si scordava delle proprie strisce. Ora l’impresa è stata molto più ardua.

La nazionale di Prandelli è stata da lode fino alla semifinale europea con la Germania. Da lì in poi, una pazzesca corazzata Kotiomkin. Al momento di svoltare la curva verso il traguardo, ha schiantato regalandoci la più grande umiliazione possibile in una finale. Da lì in poi, dopo un altro accoltellamento alle nostre spalle, sono stati due anni di caduta libera. Una nazionale finta. Una lenta agonia fino ad arrivare ad un Mondiale con meno gol segnati rispetto a quello sudafricano. E basta con la facile scusa che il calcio italiano è povero e siamo scarsi: se eravamo arrivati fino in fondo ad un Europeo giocando meglio di tutti, dei mezzi ci sono. Non ce li hai più se di fronte alla squadra ti poni con la tipica espressione di chi non ci capisce una mazza, come Prandelli. Una formazione che vince una partita con l’Inghilterra, in cui il risultato è stato più bello della sofferta prestazione e, poi, senti il commissario tecnico parlare di partita epica ed indimenticabile. Una squadra scarabocchiata contro Costa Rica e Uruguay. Una squadra che gioca il più brutto calcio azzurro mai visto e che esce da un Mondiale senza il briciolo di un rimpianto per un gol sprecato o un urlo strozzato. Gol che non sarebbero arrivato/i nemmeno se quelle due partite nauseanti fossero state prolungate di altri 100 minuti. Un cittì che se opera un cambio alla formazione, invece di migliorarla, la peggiora. Un cittì che parte per il Brasile dicendo che Immobile e Balotelli non potrebbero giocare insieme e poi mostra il chiaro segno di chi ha perso completamente la bussola, abbozzando la formazione ed il modulo a furor di popolo, dopo aver voluto fare il fenomeno con pedine che da anni vivono perfettamente dentro uno schema preciso disegnato da un’innominabile pugliese, l’unico che in questi anni, in un’occasione, osò alzare la voce contro questa immaginifica Nazionale.

Una nazionale mascherata dall’eticaaahh, dall’ammmmooore, dal grupppppo e che poi a disastro compiuto e a vaso sollevato emana un odore inconfondibile di menta come mai nessun’altra nella storia. Una nazionale di un perbenismo da cinema, una nazionale mai così tanto tutelata da una stampa mai così tanto compiacente che una volta metteva in croce Bearzot, Sacchi e Lippi ad un colpo di tosse. E che magari adesso applaude le dimissioni di un uomo coraggioso che ha la dignità di dimettersi: e non solo, ma Prandelli ha avuto perfino il coraggio di lamentarsi della stampa e rifilarci l’ultima paternale. Ma andatevene a quel Paese.

La Nazionale di una capra come il Cassano che finisce fuori dal giro per due anni, vomita su tutto lo spogliatoio in televisione con la sua classe da ignorante e da buffoncello. La Nazionale che poi decide di volare per un Mondiale assegnando la maglia numero 10 a quel Cassano lì, a quella cosa che è sempre stata utile solo a tirare su lo share della tv spazzatura. La numero 10 ad uno che non sarebbe degno di un tacchetto di Baggio. E non è stato nemmeno titolare.

La Nazionale di un talento che decide di buttarsi via, come Balotelli. La Nazionale che elegge come suo uomo immagine un ragazzino senza cervello che non ride mai, che non ha capito quale patrimonio gli è stato donato, che non sa che tanti bambini darebbero dieci dita di sangue per essere al suo posto, che si erge a bandiera antirazzista senza sapere cosa caspita sia l’Africa. Uno che quando un neurone si accendeva, è stato capace di segnare a Germania, Brasile e Inghilterra. Uno che tra cinque anni sarà sempre quello con un solo neurone, diceva Mourinho. Uno che in campo non si capisce se sia un numero 9 o un 10, diceva Moggi. Uno su cui un commissario tecnico ha deciso di tagliarsi i testicoli incentrando tutto su di lui il suo attacco e che, invece, non è riuscito a trovare mai un partner, perchè Balotelli quel reparto lo ha intasato, lo ha bloccato, lo ha ingessato, rendendolo nullo. Fino ad arrivare alla miseria di zero tiri decenti in due partite fondamentali. Ma bisognava per forza aspettare quelle, perchè deve andare così, fino a quando avremo il solito giornale rosa che su “Balo” ci ha costruito un marchio commerciale alla CR7 e ci deve gonfiare le scatole anche nel caso necessitasse di impellenze. Per tacere di quelle telecronache dove “Mario” viene nominato così, ancora di più di quando il mai troppo poco rimpianto Bruno Pizzul chiamava “Roberto” per dovere cronistico, essendoci anche “Dino”. E poi anche per affezione, perchè lui è stato uno da amare per davvero. Uno che quando si stava giocando malissimo ed avevamo un piede e mezzo sull’aereo, riprendeva la bacchetta e faceva gridare a Sandro Ciotti e a tutti noi: Santo Dio, era ora. E poi ci portava in finale. Perchè lui era un Campione. Perchè nel 1994 non si twittava ma anche se si fosse potuto fare, non l’avrebbe mai fatto. E oggi invece abbiamo buttato tutte le nostre fiches su un montato che in ritiro si fa bellamente i cazzi suoi, twitta come un bimbominkia qualsiasi su quei cazzi suoi dei quali, a noi, non dovrebbe fregarcene un emerito cazzo, per l’appunto. Uno che poi scende in campo con l’aria di strafottenza di chi sa che in panchina c’è qualcuno che non lo sostituirà mai e non lo avrebbe mai impensierito sulla sua titolarietà, sia perchè il ct è un Prandelli, sia perchè i Vieri, Totti, Del Piero, Inzaghi, Toni, Montella, Delvecchio non ci sono più. Uno per il quale il fesso che sta scrivendo, pensava potesse essere veramente quello che aveva i mezzi per fare la differenza, con i due gol alla Germania ancora negli occhi. Ed invece siamo di fronte ad un gigantesco coglione, giunto al punto di non ritorno. Probabilmente nemmeno uno come Conte riuscirebbe a far rigare dritto un’idiota del genere. Chiedo scusa per i francesismi, ma le palle mi girano come le Indy Car all’ovale di Indianapolis. Così come me le ha frantumate chi, quando battiamo l’Inghilterra con un gran gol di Marchisio, lo gratifica con il sottotitolo in prima pagina: apre Marchisio. Aveva vinto l’Ital Balo, aveva vinto Fanny.

Parliamo della Nazionale di Balotelli e parliamo della Nazionale dove un Del Piero non aveva mai il posto fisso e piuttosto di sudare con la maglia azzurra, accettava senza frignare il numero 7 (oggi di Abate) e lo schieramento da terzino, beccandosi anche gli strali del popolo quando steccava di brutto. E che adesso lo riscopre utile come opinionista, per raccattare abbonamenti televisivi. Così come torna utile ascoltare l’opinione di Marcello Lippi ogni due per tre. In particolare quando la Nazionale è a Coverciano e a pochi giorni dalla partenza per il Brasile, gli viene chiesto ancora del fallimento in Sudafrica e lui risponde di avere avuto un solo rimpianto: non Cassano, non Balotelli, ma Giuseppe Rossi. Era un messaggio chiaro, era un consiglio di uno che ci vede lungo. Lo hanno ascoltato tutti tranne uno, quel Cesare Prandelli che dormiva in piedi e riusciva a cannare quasi una decina di convocazioni. Quel Prandelli che negli anni ha predicato malissimo, ha presuntuosamente preteso di essere una Nazionale dell’amore e della simpatia e invece mai come stavolta si è rivelata una Nazionale fredda, arida e falsa. Una Nazionale che con quel codice etico ha solo aumentato le divisioni, invece di unire. Perchè è una legge della vita: chi cerca di fare il simpatico e il brillante, diventa più insopportabile di uno con la puzza sotto il naso. Perchè nel calcio vince la franchezza e l’onesta nei rapporti. Perchè Marcello Lippi è stato amato da tutti i suoi azzurri: pensate solamente a Rino Gattuso quando andava ad abbracciarlo e implorargli di rimanere. Oppure pensate ad Enzo Bearzot e al bacino di Dino Zoff dopo Italia-Brasile. Pensate a Lippi che non aveva alcuna intenzione di arruffianarsi la stampa e prima di Italia-Australia da degli stronzi a destra e a manca, sputtanando quelli che di nascosto volevano ottenere la formazione. Una partita che vinse con un rigore di Totti subentrato in corsa a Del Piero: si sparlava di dualismi ed invece, in quel gruppo, il primo ad andare a correre incontro a festeggiare l’autore di quel gol fu proprio Del Piero, il sostituito. Pensate a Bearzot che delega il solo Zoff ad andare a parlare ai cronisti. Il Vecio era un vecchio cuore granata, ma è diventato azzurro (e papà) di tutti. E poi pensate ancora a Prandelli, al codice etico, a Cassano e a Balotelli. E alla fine pensate a Buffon e De Rossi che hanno il coraggio di parlare, uccidendo definitivamente la favola omertosa della Nazionale etica. Una Nazionale che al suo ritorno in Italia non è nemmeno degna di un pomodoro marcio lanciato contro, ma peggio: è stata accolta nella più totale indifferenza. Ognuno raccoglie ciò che semina. In quel milione di motivi, tifavo per un’Italia in finale a Rio, ma non riuscivo a sognarla. Il mio sogno vero è Berlino, nel 2015, in Champions League e non in Coppa del Mondo. Il bambino che è in me si dovrebbe vergognare di un pensiero del genere, ma i battiti del cuore comandano e non ci posso fare niente.

Chiunque sia il prossimo commissario tecnico, che almeno riporti la decenza della dignità, senza mezzucci. Sarebbe una Nazionale che avrebbe bisogno di un grande guru che possa dare un valore aggiunto al quadro tecnico, dopo aver vinto tutto nei club: come fu per Marcello Lippi e Arrigo Sacchi. Oppure di un allenatore cresciuto nelle giovanili e nell’Under: gente come Enzo Bearzot, come Azeglio Vicini, come Cesare Maldini. Il grande problema è che non ci si può più permettere nulla di tutto questo. L’ultimo allenatore che ha vinto con l’Under 21 si chiama Claudio Gentile ed è stato fatto fuori in un battibaleno senza un perchè, in quel periodo che tutti ricordiamo. Gli allenatori top costano troppo. Ed allora vai con la soluzione di ripiego, il cittì del compromesso che arriva lì non per meriti trascendentali, ma perchè è la meno peggiore delle alternative. Si spera non sia così, ma l’esperienza insegna che se questo calcio italiano ha l’opportunità di dare una svolta, imbocca sempre la direzione opposta.

Twitter: @MarcoDAle70

Il profilo di: Marco D'Alessandro

Marco D'Alessandro
Vice Direttore Irresponsabile. Juventino meneghino, illuso che esista ancora il romanticismo del pallone di cuoio, delle figurine, della domenica pomeriggio, delle tre Coppe, del centromediano metodista e del centravanti tattico, dello "Scusa Ameri", di Paolo Valenti e della classe di Gianni Agnelli e dell'ironia di Peppino Prisco. Odio il calcio dell'odio, amo il calcio dell'emozione. Juvenews l'ho visto nascere nel 2006, ci collaboro dal Luglio 2010. Twitter: @MarcoDAle70

25 commenti

  1. Jacopo Diego Azzolini

    :si: sulla vergognosa compiacenza della stampa hai solo ragione

  2. gian78

    Quoto ogni singolo ragionamento :good:
    Aggiungo che fuori dal campo Balotelli è stato il peggiore ma sul terreno di gioco ho visto altra gente immeritevole di indossare la casacca azzurra: il figlio del Vesuvio Insigne che ha preso il posto di Rossi contro il Costa Rica non ha tenuto un pallone che sia uno, il terzino del futuro De Sciglio non ha vinto uno scatto in velocità nemmeno a pagarlo e non sà assolutamente crossare con il mancino, T. Motta è impresentabile per lentezza e prevedibilità, Paletta deve ancora riprendersi dallo shock che si è preso ad affrontare i ragazzini inglesi, Cazzano non ne ha imbroccata una nemmeno per sbaglio e che dire di Ciruzzo che non ha nemmeno lottato con furore agonistico??
    Chi ha provato a fare qualcosa? Il maestro da Brescia e Verrattino che è veramente un bel giocatore.
    Per il resto una spedizione dal contenuto tecnico-tattico-agonistico ri-di-co-la.

  3. luchetto67

    Complimenti :good:

    inoltre mi pare interessante anche questo:
    http://www.juventibus.com/content/i-10-perch%C3%A9-del-flop-azzurro-e-oltre.html

    con la suggestiva idea di un tecnico straniero che – personalmente – condivido al 100%

    • Alex Libertyfighter

      Van Gaal o Hiddink, pure io lo pensavo. Almeno la finiamo con la superiorità italiana e abbassiamo la cresta. Ma se mettono Tavecchio alla FIGC è tutto inutile.

      • luchetto67

        Purtroppo uno finirà in un club inglese e l’altro ne prenderà il posto sulla panchina orange: come detto altrove, io preferisco Hiddink perché rispetto a Van Gaal è anche un grande “ricostruttore”

        Di fatto, tra gli italiani – e a malincuore – non vedo nessuno dotato dei necessari attributi per rimettere in sesto una Nazionale in due anni e ri portarla agli europei sperando di farci una figura non meno che ottima

  4. begbje

    La fiction buonista della nazionale etica è crollata miseramente come un castello di carte. Ho sempre detestato i finti buoni, i moralisti piacioni e ipocriti, più attenti alla stampa che al campo, e i senza palle, che si fanno intimidire persino da un bicchiere rotto da un subumano come cassano. Ognuno, alla fine, raccoglie ciò che merita. Ora qualcuno dovrebbe umili scuse a Lippi, se solo fosse in possesso di un briciolo di dignità. :asd:

  5. Sante Tricarico

    Io ricordo e ricorderò sempre il trattamento che subì Lippi prima e dopo il sud africa. Con la nazionale che veniva fischiata a Parma ecc ecc.. E TUTTO QUESTO PERCHE’? Perchè non aveva convocato Cassano e Balotelli :risata: :risata:

  6. Bellissimo articolo

  7. Marco tutto ok! Pure io faccio parte dei goduriosi dell’82: E quattro anni prima di quelli che avevano visto una NAzionale giocare a calcio come cazzo di Dio comanda: Poi i tiri da lontano ,,,ci hanno fregato …Grazie Zoff… erano (quasi) imprendibili.
    Zoff si è preso la rivincita nell’82…col Brasile.
    In quanto ai CT…. ho ancora nella mente quando Edmondo Fabbri convocò in gita premio Gigi Rombo di Tuono Riva… e quanti palloni da buttare dentro non fossero entrati contro la Corea…
    E lì i pomodori ci furono davvero al ritorno:
    Questa era una Nazionale che era ovvio sarebbe tornata a casa presto. (Visti i convocati). Quell era una Nazionale che poteva vincere contro tutti! Altro che Inghilterra- Germania! E c’erano fenomeni in quel torneo..Pelè…Eusebio…e soprattutto Pak do Ik! :risata:

  8. Bell’articolo, che trasuda di passione per la maglia azzurra. Come quella di un amante tradito. E non ha le corde né della supponenza né del sarcasmo verso chi la indossa.

  9. JuVero

    Se guardiamo bene i convocati e quelli che sono rimasti a casa ci accorgiamo che le convocazioni sono state fatte da certa stampa.Alcuni di questi osannati campioni dovevano prendere una valutazione di mercato ben piu alta con il mondiale per fare poi mercato! Non faccio nomi ma mi sembra ovvio !
    purtroppo adesso ci teniamo la brutta figura ed i giornalai che si sono gia riciclati con altri sermoni!
    Spero che in FIGC arrivi qualcuno che sa di calcio e poco di politica!
    (ma ci credo molto ma molto poco)

  10. MercuryJ

    Sai che faccio con questo articolo?
    Lo stampo e lo incornicio..
    Hai fotografato in pieno la questione nazionale
    BRAVO DAVVERO!

  11. giovy

    Ciao Marco… un lenzuolo così lungo, che più lungo non si può, ma ne è valsa veramente la pena leggerlo! :good: Bravo! :bye:

  12. gilor

    Complimenti, articolo lungo ma avvincente, con tanti ricordi ma anche con tante verità. :birra:

  13. Non so chi tu sia, ma qualcuno dovrebbe darti una fottutissima medaglia…

  14. luchetto67

    mmhh…

    interessante vedere come certi concetti se espressi da alcuni ricevono encomi e faccine come questa :good:

    se espressi da altri vengono invece spernacchiati e gli emoticon sono di solito questi :risata: a tonnellate

    • giovy

      Lucchetto, con chi ce l’hai!? Mi pare che questa faccina :good: … l’abbiamo adoperata solo noi due! Dunque… :scratch:
      scusa, adesso che ho controllato meglio c’è anche Gian, quindi?

      • luchetto67

        in realtà è un discorso che riguarda molti altri commenti fatti anche in altre discussioni e in altre occasioni, non solo qui: con il riferimento alle faccine intendo dire che alcune cose dette da alcuni hanno un ricontro positivo o quantomeno sollevano una discussione pacata, le stesse cose dette da altri riscuotono pernacchie e attacchi gratuiti…probabilmente c’è un parametro di giudizio che prescinde dai concetti espressi e magari comprende la “conoscenza” o la simpatia per la persona o cose così, mi limito però a constatare che spesso su Juvenews c’è una voglia di polemizzare da parte di alcuni con atteggiamenti “solonici” e spocchiosi che appare immotivata e incomprensibile…

        nulla di nuovo comunque, ma non è riferito a te, è un discorso molto più “in generale”

  15. x luchetto67

    Dal tuo punto di vista puoi avere anche ragione…dal mio no. Io se approvo qualcosa non sto a vedere se l’articolo l’ha scritto un mio amico…Tanto pèr dire: con Marco ci ho (tra virgolette) anche litigato…e lui mi ha bannato. Con Giovy pure…abbiamo avuto qualche scambio d’idee un poco diverse… Con Sante , direttore del sito , invece anche! :risata:
    Non metterti in testa che ci siano figli e figliastri su questo sito. :bye:

  16. mi inizia a sorgere un dubbio.. conoscendo la codardia di Abete.. le sue dimissioni secondo me non sono dovute alla figuraccia dei mondiali… conoscendo il suo essere viscido e la sua abilità di slalomista speciale di scansare problemi e paletti , secondo me questa volta è scappato (e non dimesso, perché di fuga a gambe levate si è trattato) perché ha subodorato che il rischio di pagare i danni alla Juve per il ricorso depositato è assolutamente concreto…

    ho questo dubbio.

  17. luchetto67

    Peccato essere usciti con l’Uruguay: incontrare la Colombia e pigliare un’altra umiliazione come a Euro 2012 sarebbe stata una lezione ancora più salutare…

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