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Non ce l’ha fatta il tifoso del Napoli!

Non ce l’ha fatta il trentenne tifoso del Napoli ferito a morte a Roma la sera del 3 maggio in occasione della finale di Coppa Tim tra Napoli e Fiorentina.  E’ sicuramente superfluo dire che in questi casi non esistono ragioni di tifo perché Ciro è il figlio, il fratello, l’amico o semplicemente il coetaneo di ciascuno di noi. Nell’esprimere la vicinanza e il cordoglio di Juvenews a parenti e amici dello sfortunato tifoso, sono certo pertanto, d’interpretare i sentimenti di voi tutti.

Questo il comunicato ANSA:

“Ciro Esposito, il giovane tifoso del Napoli ferito a Roma prima della finale di Coppa Italia, è morto alle prime ore di questa mattina nel reparto di Rianimazione del Policlinico Gemelli, dove era ricoverato. Le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate ieri, dopo svariati interventi chirurgici che avevano fatto sperare in un miglioramento.  Cosciente quasi fino all’ultimo, era entrato in coma irreversibile. Esposito è morto “per insufficienza multiorganica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali”, ha precisato Massimo Antonelli, direttore del Centro rianimazione del Gemelli, che ha anche espresso,  nome di tutto il reparto “profondo cordoglio e vicinanza ai genitori di Ciro in questo momento di dolore per la perdita del proprio figlio”

 

Il profilo di: Pasquale Lara

Vice Direttore. Nato a Napoli sessantuno anni fa, mi sono fidanzato con la Signora quando ne avevo meno di dieci. Il mio primo “eroe” è stato Sivori, poi ho perso il conto. Sono un libero professionista e grazie a Sante e a Ale dal 2009 faccio parte della splendida famiglia che è Juvenews. Vivo in provincia di Napoli, ho una moglie che mi sopporta da trentasette anni e tre figli di cui due maschi cresciuti a pane Juventus.

8 commenti

  1. Bardolin

    Quando c’è una notizia del genere non conta più quale maglia si sposa e si onora… IL calcio doveva essere emozione, rabbia, sconforto, gioia, felicità, divertimento, litigio, critica, doveva essere tutto tranne la VIOLENZA.
    In Italia invece hanno lasciato spazio solo alla VIOLENZA. Questo non è calcio, è assurdo e vergognoso.
    Questi 2 giorni sono stati i giorni del fallimento di una NAZIONE sia dal punto di vista calcistico sia delle istituzioni. Non è possibile che non si riesca a prevenire questo!

    CIRO, spero solo che la tua morte venga onorata e ricordata a lungo e che serva a cancellare la violenza nel mondo ma sopratutto nel mondo del calcio.
    MA siamo in Italia, è ciò difficilmente avviene però confido nella speranza.

    Intanto amico mio, RIPOSA IN PACE

  2. JUVE_3_Stelle

    allo stadio si va x assistere a una partita e divertirsi,ke si perda o si vinca,ma in italia si assisterà solo e soltanto a lotte di guerra civile..e non dimentichiamo ke a napoli e firenze la juve è vittima di vandalismo di 3 guerra mondiale…
    cmq rip ciro

  3. begbje

    Una morte che simbolizza nel modo più tragico la morte di tutto il calcio italiano. Spero sia il punto più basso perchè dopo si può solo risalire. Ma servono politiche forti. L’italia è pronta?

    un abbraccio alla mamma del ragazzo.

  4. Jacopo Diego Azzolini

    Assurdo. Per anni si è snobbato quello che fuori dall’Olimpico era diventato la NORMA. Scontri e lame erano ormai considerati una cosa regolare: anche nel Roma-Juve di Coppa Italia avevano accoltellato dei tifosi juventini. Mi lascia poi perplesso il fatto che non si sappia ancora NULLA delle effettive dinamiche dell’agguato: se è stato premeditato, se è stato una “reazione” o quant’altro.

  5. “Sai cosa succede ad un uomo che va in cerca di sangue? no cosa.. Che lo trova (Wolverine, Le origini)”

    Non è il caso di Ciro ovviamente, (o almeno spero..) ma se qualcuno “poco accorto” va allo stadio o in qualsiasi altra occasione per cercare uno scontro, potrebbe trovare uno “ancora meno accorto” che ha la testa più malata: e il danno è fatto.

    Il dramma è delle famiglie, dei figli e di chi rimane.

    Una preghiera però: quando l’omicida sarà in carcere, non ci strarompano gli zebedei che in carcere si sta male, il sovraffollamento e il diritto dei carcerati. E’ la peggiore ipocrisia. Bisogna che ci pensino prima di commettere tali tipi di reati.

    Condoglianze a tutti i famigliari.

    *opinione personale.

  6. Forse dovremmo ripensare un po’ tutti quanti a come viviamo il calcio. Un po’ più di ironia, molta meno violenza, anche verbale. Non dimentichiamoci che è uno sport, dove dovrebbero trionfare i valori del rispetto reciproco e della lealtà.

    Grande tristezza, almeno per me. Ma il dolore suo e delle persone che gli volevano bene, come può essere accettato quando la morte viene non per colpa del destino, ma per ragioni così futili?

  7. Thor

    C’è tanto da fare per migliorare le cose.

    Bisognerebbe iniziare dai livelli più alti, i vertici della politica che erano presenti allo stadio e che si sono dimostrati incapaci di prendere una decisione (sospendere la partita e non assegnare la coppa, piuttosto che farsi comandare da uno spacciatore), per poi passare ai media (tv e giornali) che spargono odio, e finire ai singoli che sbagliano, punendoli in maniera seria e duratura.

    In altre parole, servirebbe un altro Paese e un altro Popolo.

    Ciro rip!

  8. Sospendere la partita è una scelta rischiosa, anche se umanamente condivisibile. Finisci per essere ostaggio – sempre – dei violenti, che vedono amplificato al massimo il loro potere e che quindi potrebbero moltiplicare le loro azioni. Tu sai che il successo di un’azione violenta viene misurato, da parte di chi lo compie, anche e soprattutto in relazione al riscontro che ne dà l’informazione e alle conseguenze che provoca. L’Ego malato di certe persone sarebbe solleticato dal poter dire: “Noi abbiamo fatto sospendere la partita”. La cosa vale anche per chi fa cori beceri: se nessuno ne parlasse, alla fine lo farebbero meno spesso (anche se forse non li spingerebbe a lasciar perdere del tutto, perché lo scontro e non lo sport è la loro ragione di esistere).

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